Situazioni cliniche

Karen

Posted on Ott 30, 2014 in Giovani Adulti, In primo piano, Situazioni cliniche | 2 comments

Karen

Tutti conosciamo quel momento sconcertante in cui un certo odore sembra chiamarci dal mondo remoto della nostra infanzia, quasi come se potessimo tornare nel passato e sentire l’essenza di una lontana esperienza del Sé

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Maria

Posted on Ott 29, 2014 in Adolescenti, Situazioni cliniche | 0 comments

Maria

Maurizio Cottone * Era la fine dell’inverno e mi trovavo a svolgere colloqui di orientamento presso una scuola media superiore. Maria, che all’epoca aveva 16 anni, giunse puntuale all’appuntamento. Ebbi l’immagine di un animaletto spaventato che entrava trafelato nella stanza. Ciò suscitò in me una naturale simpatia e l’impegno nel mettere a proprio agio la ragazza. Parlava in maniera concitata e inframmezzava il racconto con abbondanti lacrime. Accennò a una certa difficoltà a concentrarsi nello studio, nonostante fosse una dei migliori studenti della classe. Maria imputa la difficoltà a concentrarsi nello studio ai modi burberi del padre. Lo definisce “cafone e ignorante” nei confronti suoi e della mamma. Mamma Rachele invece è sempre insoddisfatta. Ha spesso dolori fisici, in particolare alla colonna vertebrale. Noto l’umore depresso della ragazza e lo collego alla qualità scadente della coppia genitoriale. Capisco che ha bisogno di tempo per potersi confidare e la congedo rendendomi disponibile ad altri colloqui. Dopo qualche settimana Maria chiede espressamente di incominciare una psicoterapia. Maria è figlia unica e la sua non è stata una bella infanzia. I genitori gestiscono uno dei tanti alberghi stagionali presenti sulla riviera. Dice che forse i genitori hanno pure programmato la sua nascita, giusto in tempo per svezzare la figlia e poi dedicarsi all’albergo. La vita di Maria è scandita dai ritmi dell’albergo. L’anno solare è composto da due sole stagioni: quella invernale e quella estiva. In inverno mamma Rachele è anche troppo presente con la sua insoddisfazione per una realtà vissuta come ineluttabile: il matrimonio con la persona sbagliata. Marito e moglie riempiono la desolazione invernale con scontri su qualsiasi argomento. Gli accessi d’ira del padre sono all’ordine del giorno e, solitamente, a rimetterci sono gli oggetti di Maria. Come quando, dopo l’ennesima litigata con la moglie, prese a calci, rompendolo, l’appendipanni a forma di orsetto a cui Maria era tanto affezionata. Mamma e figlia si sostengono a vicenda e si proteggono da questo uomo scorbutico e imprevedibile. Con l’arrivo dell’estate tutta la famiglia si trasferisce in albergo ed è una eccitazione generale. Le tensioni tra i genitori non diminuiscono, tutt’altro, ma sono come giustificate e assorbite dai ritmi frenetici dell’albergo. Fu così fin dal primo anno di vita di Maria. I genitori ricavarono uno spazio nella camera d’albergo dove dormivano d’estate, separandolo con una tenda spessa. In quello spazio Maria rimase fino all’età di sette anni. A volte, durante la notte, sentiva la mamma lamentarsi e pensava che il babbo le facesse del male. Maria ricorda il suo girovagare inquieto per l’albergo. Alla domanda di un cliente su chi fosse quella bambina, il padre rispose: “E’ la figlia dell’albergo!”. La deduzione scherzosa del cliente fu: “Allora gli alberghi fanno i bambini!”. I vestiti dell’orfanella le stavano proprio bene addosso quando, con l’arrivo delle prime nebbie, nel cortile di casa, rovistava fra i rottami inservibili. Non ha mai avuto molti amici, Maria, solo qualche amica a cui si affezionava troppo e dalla quale veniva puntualmente tradita per un’altra. I maschietti li ha frequentati solo per un breve periodo all’oratorio e spesso li picchiava. Il parroco, senza mezzi termini, le diede della “disadattata”. L’albergo esiste grazie al nonno paterno, il classico tipo “scarpe grosse e cervello fino”. Il babbo e la mamma si conobbero in albergo. La mamma era stata assunta come cuoca da questo giovane imprenditore, allora meno instabile ma sempre molto intraprendente. Lo sposò affascinata, forse, più dal suocero, il collante che teneva unite le famiglie. Lui morì un giorno d’estate, in albergo, e fu un subbuglio generale. Da allora niente fu più come prima. Iniziarono le tensioni tra fratelli, cognate,...

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Il conduttore nella rete pulsionale

Posted on Ott 29, 2014 in In primo piano, Preadolescenti, Psicodramma, Situazioni cliniche, Teoria | 0 comments

Il conduttore nella rete pulsionale

Scopo del presente lavoro è mostrare come la nostra associazione utilizza il metodo dello psicodramma analitico in gruppi a termine con adolescenti che provengono dallo sportello di ascolto scolastico. Verrà mostrata una situazione con preadolescenti in piccolo gruppo della durata di tre mesi.

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