Giovani Adulti

Io²: giovani stranieri riminesi e composizioni identitarie

Posted on Giu 25, 2015 in Adolescenti, Giovani Adulti, stranieri | 0 comments

Io²: giovani stranieri riminesi e composizioni identitarie

Ricerca realizzata da: Giorgia Guenci Villa, Martina Montevecchi, Stefania Solito

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La relazione terapeutica negli adolescenti e giovani con DCA

Posted on Gen 28, 2015 in Adolescenti, Giovani Adulti, In primo piano, Teoria | 0 comments

La relazione  terapeutica negli adolescenti  e giovani con DCA

ITACA – SEDE DI BOLOGNA

Quando corpo e mente non comunicano tra loro
di Letizia Rotolo

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Karen

Posted on Ott 30, 2014 in Giovani Adulti, In primo piano, Situazioni cliniche | 2 comments

Karen

Tutti conosciamo quel momento sconcertante in cui un certo odore sembra chiamarci dal mondo remoto della nostra infanzia, quasi come se potessimo tornare nel passato e sentire l’essenza di una lontana esperienza del Sé

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Disagio Giovanile

Posted on Ott 28, 2014 in Giovani Adulti | 1 comment

Disagio Giovanile

“Historia magistra vitae dicevano gli antichi. A volte, però, gli insegnamenti della storia vengono dimenticati, specie se si tratta di non ricommettere errori del passato. Quel “sbagliando si impara” tramandato dalla memoria popolare spesso non serve ad evitare che gli errori vengano ricommessi. Si sbaglia e si continua sulla strada dell’errore” (Giorgio Napolitano)   Ho iniziato citando le prime parole del discorso che Giorgio Napolitano ha pronunciato il 25 Aprile, in occasione della festa della Liberazione, in quanto era un discorso rivolto ai padri e ai figli della attuale società italiana, discorso assolutamente in linea con il taglio del mio intervento. Continuo con un’altra citazione, questa volta più specialistica, perchè è tratta dal libro postumo del 2009 di Arnaldo Novelletto, psicoanalista noto a livello internazionale e fondatore dell’ARPAd, l’Associazione Romana di Psicoanalisi dell’Adolescenza e del Giovane Adulto di cui faccio parte. Ne “L’adolescente: una prospettiva psicoanalitica”, e precisamente nell’ ultimo paragrafo rimasto incompiuto e intitolato ‘La stazione d’arrivo: Adultopoli’ leggiamo: “..parallelamente alla difficoltà dei giovani di accedere intimamente allo stato adulto, anche il ruolo che gli adulti giocano nella dialettica intergenerazionale è implicato in questa promozione. Siamo convinti che una comprensione maggiore dello “stazionare al margine” del giovane adulto da parte sia dei diretti interessati, sia degli operatori chiamati a occuparsene, possa valersi di una riflessione intorno al modo e alla misura in cui gli ex-giovani della generazione precedente hanno sofferto e superato lo stesso problema”. Dopo gli scritti di Novelletto sono arrivati le riflessioni sociologiche e psicoanalitiche sulla post-modernità o iper-modernità: la fluidità, la labilità, la liquidità di Baumann; l’evaporazione del padre e l’assenza di desiderio di Recalcati. Sono parametri nei quali si vengono a collocare i giovani adulti odierni, radicalmente diversi da quelli della nostra generazione. Sono in via di rapida trasformazione le autobiografie, che sempre più sono sfuggenti, anonime, accennate, frammentate, con innesti di arcaico e ipertecnologico insieme. I giovani della società odierna si trovano per un tempo interminabile in quella condizione che i sociologi chiamano “liminalità”, gli psichiatri “ritardo” e noi “stato pre-adulto”. Ma cosa significa tutto ciò per gli adulti che assistono al fenomeno? Come lo percepiscono, come ci si confrontano, come vi reagiscono? Novelletto ci dice che ogni fase della vita porta con sé implicazioni emotive e ideologiche molto primitive. Per l’adulto la capacità di generare e di mantenere ciò che si è generato porta al bisogno di dimostrare e affermare con forza, e in modi rituali, che egli esiste, che occupa un certo stato o posizione al centro di una visione personale rispetto ai propri predecessori, e che prende posizione contro coloro che si oppongono ai suoi principi, che possono includere particolari visioni del mondo, religiose o ideologiche. Prima tra queste è la convinzione atavica che il figlio – bambino, adolescente o giovane che sia – debba essere modellato a immagine e somiglianza del padre, donde la necessità che egli debba svilupparsi e adattarsi alle caratteristiche di un dato gruppo. Negli adulti permane una resistenza radicata a ricordare emotivamente il proprio passato, a rivivere gli errori commessi da loro, quando erano figli, in contrapposizione agli errori che commettevano i padri. Quindi a noi adulti rimane estremamente difficile riconoscere ad ogni generazione successiva il proprio personale e potenziale di sviluppo. A mio avviso compito dell’adulto é quello di definire la propria posizione come osservatore della vita in corso, soprattutto quella delle generazioni successive, sviluppando intelligenza emotiva attraverso l’allenamento all’ascolto di sé e all’ascolto e al riconoscimento dell’ altro da sé. Forse solo così potremmo resuscitare un aspetto paterno nella nostra società liquefatta dal bene di consumo e dalla ipertecnologia – i lacaniani direbbero...

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