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Legami che legami guariscono

Posted by on Giu 6, 2018 in Eventi | 0 comments

Legami che legami guariscono

Ciascuno di noi è parte di un contesto sociale con cui vive e a cui è legato, che lo voglia o meno. A volte continuiamo a ripetere conflitti e malesseri nelle nostre esperienze, oppure portiamo sulle spalle pesi che non ci appartengo- no. O anche, viviamo a nostra insaputa il destino di un familiare. Tutte queste dinamiche ci legano in modo negativo ad alcune relazioni, impedendoci di vivere pienamente la nostra vita. Lo psicodramma analitico è un’esperienza che può aiutarci a comprendere e a sciogliere alcuni di questi nodi emotivi attraverso la creatività e la condivisione.

Conduce gli incontri il Dott. Maurizio Cottone
membro didatta centro di psicoanalisi e psicodramma analitico SIPsA-COIRAG

Programma:

Sabato dalle ore 15.00 tre sessioni.
Domenica dalle 9.30 due sessioni. Ogni sessione dura un ora e mezza.

Pernotto in b/b presso la Locanda Le Querce, Località Calmugnaio n° 103, 61020 Frontino (PU)

Costo delle cinque sessioni più pernotto e colazione alla locanda 160 euro.
Chiusura iscrizioni 25 giugno

Per info tel. 339 6678713. Mail: ass.itaca@gmail.com Posti limitati.

Corso di Formazione di Base LA CONSULENZA TECNICA PSICOFORENSE IN AMBITO MINORILE edizione 2018

Posted by on Feb 27, 2018 in Adolescenti, Corsi, Eventi, Psicologia Giuridica | 0 comments

Corso di Formazione di Base LA CONSULENZA TECNICA PSICOFORENSE IN AMBITO MINORILE edizione 2018

Destinatari

Laureati in Medicina o Psicologia, iscritti all’Ordine professionale. Sono ammessi quali uditori i laureati nelle stesse discipline, non ancora abilitati alla professione. E’ previsto il riconoscimento, con il superamento della prova conclusiva, di 50 crediti formativi per la professione di psicologo e di medico.


Principali temi

  • Basi giuridiche della perizia e consulenza tecnica
  • La procedura e i contenuti della ctu/perizia/ctp in ambito civile e penale
  • L’accertamento sul minore vittima di reato
  • La valutazione della competenza del minore
  • L’accertamento nel contesto del tribunale dei minorenni
  • Il trattamento del minore autore e vittima di reato
  • Consulenza tecnica e crisi della famiglia
  • Competenza clinica etica e deontologia del perito/ctu/ctp

Guarda qui il programma dettagliato del corso


Attestati

Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione alle seguenti condizioni:
– Frequenza delle lezioni pari all’80%.


Iscrizioni

Per iscriversi è necessario inviare alla dott.ssa Vanessa Mele via mail (ass.itacarimini@gmail.com) la scheda di iscrizione entro il 20 Aprile 2018.
Previa accettazione da parte dell’Associazione Itaca, i posti disponibili verranno assegnati secondo l’ordine di arrivo delle domande di iscrizione e dell’avvenuto pagamento della quota di iscrizione.


Calendario date degli incontri

Le lezioni inizieranno a Maggio 2018 e saranno suddivise in 10 moduli

  • 21 Aprile(introduzione al corso)
  • 5 – 6 Maggio
  • 19 – 20 Maggio
  • 16 – 17 Giugno e 23 – 24 Giugno
  • 7 Luglio
  • 8 Luglio
  • 15 – 16 Settembre
  • 29 – 30 Settembre
  • 13 – 14 Ottobre
  • 20 – 21 Ottobre
  • 24 Novembre

Sede del corso

Il corso si svolgerà presso: Hotel Card International, Via Dante Alighieri 50, 47921 Rimini

Consulta la mappa
Hotel Card International


Materiale scaricabile

Lutto e lutto complicato

Posted by on Nov 3, 2017 in In primo piano, Psicologia Giuridica, Teoria | 0 comments

Lutto e lutto complicato

Ogni volta che ci confrontiamo con eventi significativi, negativi o positivi, o quando raggiungiamo nuove consapevolezze, subentra una crisi. Questa comporta la rottura dell’equilibrio psichico precedente e spinge verso il cambiamento e la ricerca di un nuovo equilibrio. Per ritrovarsi, come scrive Racamier, bisogna però prima perdersi.

Parlando di crisi e, dunque, di cambiamento ed elaborazione, viene d’obbligo scivolare su un tema che, aimè, tutti prima o poi dobbiamo affrontare, sto parlando di uno dei più profondi dolori che l’animo umano può provare, la perdita di qualcuno a noi caro.

Parliamo, perciò, di lutto ( dal latino lùctus-us, derivazione di lugere ossia ” piangere, essere in lutto”).

Forse un’argomento, questo, così esteso e complesso, si presta poco ad uno spazio ristretto come quello di un articolo, che può fare apparire l’elaborato riduzionistico; vogliate dunuque coglierlo come un semplice spunto per una riflessione più ampia sul tema.

Partendo da un punto di vista socio-culturale è possibile osservare come, nella società odierna, ricordare la morte è divenuto uno dei più duri e forti tabù, che ha portato alla negazione dell’esistenza dell’elaborazione del lutto.

Ma come possiamo definire il lutto? Se proviamo ad usare lo sguardo “profondo” degli psicanalisti è possibile definire lo stato del lutto una

“… reazione alla perdita di una persona amata o di un’astrazione che ne ha preso il posto

(Freud).

L’approccio di tipo psicodinamico, infatti, scavando nel profondo dell’animo umano, ha fornito un ricco costrutto teorico a riguardo: le teorie scaturite dai diversi autori sono state spesso in contrasto, ma, anche se sotto punti di vista differenti, tutte hanno messo in evidenza gli elementi base che caratterizzano questo stato. La maggior parte degli psicoanalisti che si sono occupati di questo argomento lo hanno fatto, però, attraverso lo studio della depressione, avendo il lutto, con questa, un quadro d’insieme simile. Questo modo di accostarvisi ha portato ad un’analisi del lutto che guarda principalmente alle sue varianti patologiche, più che nel suo aspetto normale. Nello specifico Freud, in “Lutto e Melanconia“, affronta i temi dell’odio per l’oggetto perduto, dell’identificazione con esso e il tema della libido nel lutto patologico. Per Bowlby la perdita è una forma irreversibile di separazione. Bowen, invece, parla di “un’onda d’urto” che travolge l’intera famiglia e le sue successive generazioni. Questo approccio di tipo intergenerazionale, ad esempio, ha reso possibile l’esplorazione delle connessioni tra gli eventi luttuosi della famiglia e i disturbi psichici.

Le fasi che è necessario attraversare per un’elaborazione del lutto con esito positivo, per poter avere, cioè, una presa di coscienza di quanto accaduto e per poter riorganizzare se stesso, nei vari autori che hanno trattato questo argomento, vengono diversamente denominate e si differenziano per quantità, ma qualitativamente sono sostanzialmente simili. Bowlby, ad esempio, ne descrive quattro, la fase di stordimento, la fase di ricerca e struggimento, la fase di disorganizzazione e disperazione e la fase di riorganizzazione. Il processo di elaborazione si differenzia, inoltre, tra quello tipico degli adulti e quello più caratteristico delle prime fasi del ciclo di vita, quali l’adolescenza e l’infanzia.

Nel suo aspetto più generale di perdita, invece, il lutto viene, da Racamier, considerato come un processo organizzatore, che fa da orientamento alla vita psichica. In un senso più generale di perdita è, dunque, possibile entrare in uno stato di lutto anche in caso di importanti separazioni riguardanti sia aspetti esterni che interni della vita. La perdita, infatti può essenzialmente essere di due tipi: perdita dell’oggetto esterno ( per esempio conseguente ad una morte) e perdita dell’oggetto interno ( un esempio ne è lo stato di lutto per la perdita dell’infanzia nell’adolescente). Racamier, inoltre, parla anche di lutto originario, definibile come un processo maturativo universale, originario che fonda la psiche.

Importante parlando di lutto è, sicuramente, anche il tema delle difese che intervengono nel lavoro del lutto, quale ad esempio l’esclusione difensiva, ma lo è anche quello della collera, ricorrente in tale ambito, che si può presentare sotto forma di irritabilità, rivolta verso terzi o verso l’oggetto perduto o ancora ridiretta ed indirizzata verso se stessi. Riguardo al senso di colpa, invece, Grinberg si occupa, di definirne le caratteristiche in casi di lutto patologico, che in base alla sua intensità può portare ad un impedimento del normale decorso del lutto. Egli parla di un senso di colpa rivolto contro l’Io e contro l’oggetto perduto.

L’aspetto psicopatologico del lutto, definito lutto complicato, può essere considerato un’alterazione del processo di lutto, che si presenta in varie forme e con diversi gradi di gravità. Esso si estende su un continuum che va dall’estremo dell’assenza prolungata di lutto conscio a quello del lutto cronico. Le principali forme di lutto complicato sono: l’assenza prolungata di lutto conscio, il lutto cronico e l’euforia. Altre forme comuni di reazione patologica al lutto sono la “mummificazione”, le idee suicidarie e la collocazione impropria del defunto.

Nelle reazioni di tipo patologico, è proprio lo stallo in una situazione ormai non più ripetibile e recuperabile che provoca il bloccarsi del processo di lutto. Questi individui non sembrano voler accettare l’irreversibilità della morte sopravvenuta e vengono sopraffatti dalla frustrazione che la mancanza dell’oggetto perduto gli provoca.

Per quanto riguarda i criteri diagnostici del lutto patologico, grazie agli studi di Parkes e Weiss, sono stati forniti elementi validi per effettuare una diagnosi. Anche nel DSM ci si è premurati di inserire, nelle sue più recenti versioni (IV e V edizione) i criteri per effettuare una diagnosi differenziale tra lutto e depressione e quelli per diagnosticare il lutto complicato, identificato nel testo come Disturbo di Sofferenza Prolungata (PGD).

Le psicoterapie rivolte ad i soggetti luttati sono di tipo individuale, di gruppo e familiare e il loro obiettivo è risolvere i conflitti interni che impediscono l’avanzamento del processo di elaborazione del lutto, ma anche fornire un sostegno a chi si trova in tale stato: nel lavoro terapeutico di tipo individuale si cerca di tradurre in parole e pensieri il trauma subito; nella terapia di tipo gruppale, invece, lo scopo è fornire un supporto emozionale. La terapia familiare, con il suo approccio trisgenerazionale, invece, utilizza le risorse della famiglia per sbloccare situazioni di lutto irrisolto in ambito familiare.

Cari colleghi psi, vi ricordo, però, che lavorare a lungo e spesso con pazienti luttati può risultare difficoltoso per il terapeuta, perché tale situazione lo mette in contatto con i suoi nodi traumatici, rendendolo vulnerabile ed esposto ai pericoli narcisistici del ruolo di salvatore. Il terapeuta può anche essere soggetto alla sensazione di panico esistenziale, che solitamente viene descritta come un’angoscia profonda, con possibili esperienze dissociative, di depersonalizzazione o di derealizzazione. Per tale motivo è importante che il terapeuta sia in grado di venire a contatto con i propri stati d’animo legati alla perdita e alla disgregazione, ma è altrettanto importante che egli sia ben consapevole del fatto che il pianto e il dolore possono essere anche usati come mezzo di comunicazione con l’altro.

Come ci insegna Jung “Per vivere bisogna saper morire.” La vita ci impone numerose morti simboliche e risulta, dunque, necessaria la capacità di essere aperti ai cambiamenti e alle trasformazioni psichiche riguardanti noi stessi e le nostre relazioni con gli altri.

Compiere il processo di ricostruzione delle rappresentazioni mentali di se stesso, degli altri e delle relazioni che con questi intraprendiamo è qualcosa di molto complesso: un processo, questo, lento nel suo svolgersi e pieno di insidie ed ostacoli, che le difese e le ferite narcisistiche rappresentano.

È necessario, dunque, essere pronti al cambiamento per poter riuscire a riorganizzarci dopo il devastante sconvolgimento che un evento traumatico, come il lutto, può comportare.

Il grande analista svizzero, Jung, ci ricorda, infatti, che la vita nei suoi cicli passa attraverso diverse “morti”, ma dobbiamo essere aperti al cambiamento per poter rinascere.

 

Dott.ssa Valentina Pazienza

 

 

 

Corso di Formazione in Psicologia Forense Minorile 2017

Posted by on Gen 25, 2017 in Corsi, Eventi, Psicologia Giuridica, Teoria | 0 comments

Corso di Formazione in Psicologia Forense Minorile 2017

L’Associazione ITACA di Rimini, da Aprile a Giugno, riunirà un gruppo tra i maggiori esperti italiani nel campo della psicologia forense. I docenti coordinati dal Prof. Giovanni B. Camerini daranno vita al Corso di Formazione in Psicologia Forense Minorile 2017. (altro…)

Io²: giovani stranieri riminesi e composizioni identitarie

Posted by on Giu 25, 2015 in Adolescenti, Giovani Adulti, stranieri | 0 comments

Io²: giovani stranieri riminesi e composizioni identitarie

È evidente la difficoltosa differenza che contraddistingue i giovani italiani da generazioni dai coetanei immigrati e che ruota attorno all’acquisizione dell’identità culturale, alla percezione del sé, che per questi ragazzi oscilla tra un sistema culturale emotivamente intenso legato al nucleo di origine e un sistema di simboli e significati socialmente forti, all’esterno, nella società d’accoglienza. Entrambi i sistemi si intrecciano quotidianamente e rinviano al giovane immigrato l’immagine della sua diversità.
Gli studi condotti sulle categorie dei G1, dei G2, del genere femminile, del genere maschile e di tutte le derivazioni del caso, sono spesso pilotati da un incosciente etnocentrismo di stampo occidentale, teso alla categorizzazione prima che alla comprensione, non preparato alla diversità, alla variabilità. Esiste quindi la tendenza a giudicare ed interpretare le altre culture in base ai criteri della propria, proiettando su di esse i nostri concetti, impugnando l’habitus culturale e la normativa

giovani-stranieri

scarica qui la ricerca in formato integrale

 

Con questo lavoro vogliamo accompagnare i lettori attraverso le frontiere, andata e ritorno, più e più volte, per misurarci con punti di vista diversi da quelli a cui siamo abituati. Per perseguire l’intento abbiamo assunto la metodologia della ricerca qualitativa, a nostro parere, la più rispettosa e adatta alla varietà di pensieri e azioni possibili.
Per analizzare le tematiche emerse dalle interviste siamo partiti dalle rappresentazioni che gli operatori, quotidianamente a contatto coi giovani, ci hanno fornito. Abbiamo seguito poi la pista dei ragazzi stranieri, quasi immediata, suggerita dai numeri e dagli operatori stessi, per poi affacciarci al sottoinsieme femminile.
Le donne rappresentano oggi circa il 45% degli immigrati presenti in Italia e all’interno di questo insieme troviamo anche donne giovani, che per età sono da noi considerate ragazze, ma per la cultura d’origine possono già essere donne, madri di famiglia, lavoratrici. Queste giovani donne costituiscono una realtà poco visibile, complessa e necessitano di uno spiraglio per prendere possesso di un posto nella società in cui vivono, nel rispetto della cultura da cui provengono.
Attraverso il percorso di ricerca è stato naturale imbattersi in questa tematica e arrivare, per così dire, alla fascia più fragile: giovani donne immigrate musulmane.
Abbiamo utilizzato metodologie qualitative coinvolgendo operatori italiani e di origine straniera, che vivono e lavorano sul territorio di Rimini. Abbiamo effettuato delle interviste, affiancate costantemente da un approfondito studio di contesto e bibliografico.
La ricerca ha avuto finalità esplorative, tese ad evidenziare le caratteristiche più rilevanti di questo specifico universo giovanile. Gli operatori coinvolti nelle interviste sono stati reperiti seguendo un metodo non probabilistico ma cercando comunque di garantire, pure nel numero ristretto di soggetti interpellati, una rappresentazione della complessità territoriale.

scarica il documento integrale in formato pdf

SPORTELLO PSICO-LEGALE

Posted by on Apr 17, 2015 in Eventi | 0 comments

SPORTELLO_PSICO_LEGALE_Fronte SPORTELLO_PSICO_LEGALE_Retro

 

L’Associazione Itaca, sede di Bologna, dà il via allo Sportello Psico-Legale, già attivo sul territorio bolognese dalla metà di Aprile 2015.

In linea con le finalità dell’Associazione, legate alla prevenzione del disagio psicologico e  alla promozione della salute e del benessere psichico e sociale, lo Sportello si inserisce come luogo di incontro di diverse professionalità a cui, le persone che vivono una situazione di conflitto o difficoltà, possono accedere per trovare un sostegno mirato e personalizzato secondo le proprie esigenze.

Il punto di forza di questa iniziativa, infatti, è la presenza di un gruppo di professionisti con competenze diversificate, ma che lavorano congiuntamente, per offrire ai clienti un sostegno che possa coprire diversi ambiti.

Obiettivo dello Sportello è mettere al centro la persona attraverso una presa in carico che curi non solo gli aspetti giuridico-legali, ma anche comunicativi, relazionali e psicologici, in modo da risolvere con efficacia e completezza anche le situazioni più complesse. Può non essere facile, infatti, in situazioni di difficoltà, rivolgersi ad un legale e aprirsi raccontando i fatti più dolorosi e intimi della propria vita. Per questo la collaborazione con altre figure professionali quali lo Psicologo e lo Psicoterapeuta consente di offrire una assistenza più completa e soddisfacente.

In un’ottica multidisciplinare, i nostri professionisti, Avvocati, Psicologi e Psicoterapeuti, offrono quindi non solo una tutela legale, ma anche supporto in situazioni di tensione o conflitto relazionale e percorsi di promozione del  benessere psicologico.

I servizi dello Sportello sono rivolti a:

  • Coppie in crisi
  • Coppie che stanno pensando alla separazione o che desiderano separarsi
  • Persone che vivono un momento di difficoltà in seguito ad una separazione
  • Figli di coppie separate o divorziate
  • Coppie che affrontano percorsi di adozione nazionali o internazionali
  • Persone che stanno affrontando problematiche relative all’affidamento
  • Persone che si trovano a vivere situazioni di stalking, straining e mobbing

Il servizio prevede un primo incontro gratuito, che potrà essere svolto con l’Avvocato, con lo Psicologo o in modo congiunto, a seconda dei bisogni rilevati durante il primo contatto telefonico.

Successivamente è possibile proseguire con un percorso personalizzato che potrà prevedere:

  • consulenza legale
  • percorso di sostegno psicologico per poter affrontare al meglio eventuali problematiche emerse
  • valutazione psicodiagnostica: consente di avere una valutazione globale del funzionamento di una persona e può essere richiesta in ambito forense per verificare le condizioni psichiche all’interno di procedimenti giuridici, civili e penale. Può essere richiesta inoltre per la valutazione delle competenze genitoriali per l’affidamento dei figli in caso di separazione.
  • consulenza tecnica civile e penale

Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì

Si riceve su appuntamento telefonando al numero 3290873513

Cinema e Psicoanalisi – 12 di Nikita Mikhalkov

Posted by on Feb 12, 2015 in Cinema e Psicoanalisi, In primo piano, Psicodramma | 0 comments

Cinema e Psicoanalisi – 12 di Nikita Mikhalkov

nikita

 

Dodici giurati si ritrovano a dover decidere all’unanimità della sorte – ormai segnata – di un giovane ceceno accusato di parricidio. Ma nel meccanismo qualcosa si inceppa, e la certezza della pena viene messa in dubbio da un giurato che, poco a poco, costringe ognuno a rivedere le proprie posizioni, rendendo la sentenza più difficile del previsto.                    

Meritato vincitore del Gran Premio della Giuria alla Mostra Cinematografica di Venezia del 2007, 12 è la rielaborazione del testo scritto da Reginald Rose già utilizzato in “Twelve Angry Men” (“La parola ai giurati”), film diretto da Sidney Lumet nel 1957. Mikhalkov sposta la vicenda dall’America delle lotte razziali alla Russia attuale: questa è una “tipica storia russa” dice uno dei protagonisti, ma noi sappiamo che potrebbe essere anche una storia italiana, in tempi attuali di globalizzazione. E’ la storia di un paese in cui le scuole hanno tubature a vista costruite quarant’anni prima; in cui i becchini usano squallidi trucchi per guadagnare qualche soldo in più; in cui le banche stritolano i deboli, mentre aiutano palazzinari senza scrupoli a ottenere con qualsiasi mezzo l’oggetto della speculazione; in cui le persone diventano schiave di oggetti di consumo quali cellulari, televisioni, automobili e perfino coltelli. Un paese in cui tutti sappiamo che funziona così, “da sempre”; un paese dove tutti oramai siamo più o meno corrotti dal “discorso del capitalista”. Ma dove istituzioni e giustizia falliscono, emerge la legge del cuore, che fa alzare una mano sola contro undici, quando ormai il destino di un ragazzo ceceno era già deciso: “è uno sporco selvaggio assassino, uno di quelli che ci fanno sentire stranieri nella nostra stessa terra” dirà il più problematico dei dodici giurati e sembrano parole in bocca a qualsiasi italiano stanco di immigrati.   Completamente ambientato in una fatiscente palestra in disuso – a parte le vicende belliche in cui ci viene narrato il terribile percorso di crescita del ragazzo – il film è innanzitutto una grande prova corale di attori, strepitosi nella magistrale direzione di un grande vecchio del cinema russo e mondiale. Un regista che ha mosso i primi passi insieme al grande amico Andrej Tarkovskij, dirigendo insieme a lui, a soli vent’anni, il cortometraggio di diploma al Corso di Cinematografia Sovietico. 12 presenta vari piani di lettura, da quello sociale a quello spirituale, ma Mikhalkov fornisce una formidabile occasione per mostrare al pubblico cos’è lo psicodramma analitico e come funziona il suo strumento terapeutico. In una unica seduta fiume (quasi il concentrato di un lavoro a lungo termine in un gruppo terapeutico) le coordinate del setting sono già stabilite: un ambiente in cui si deve sostare per tutta la seduta, un numero definito di partecipanti, infine l’utilizzo del “gioco” come strumento di ricerca di verità. Nel film sono implicitamente presenti anche un conduttore e un osservatore. Il cosiddetto conduttore, nel film si presenterà subito, stimolando la riflessione negli altri partecipanti; l’altro, il presidente della giuria, interpretato da Mikhalkov stesso, si svelerà solo alla fine. La cosa in cui la seduta dei protagonisti del film differisce dal gruppo terapeutico è la sua durata e la sua non ripetibilità: senza limiti di tempo nel film (ma si tratta di un’unica seduta), con un tempo ben preciso (di un’ora e mezza) nel gruppo di psicodramma. Nel film la compassione di un giurato aprirà alla riflessione del gruppo, perché “nessuna verità è assoluta”, anzi “tutto è possibile”, come dirà il giurato di origine ebrea. Ovviamente questo non è un film buonista, la “pietà” di cui si parla non è “pietismo”: 12 è un lavoro carico soprattutto di spiritualità, quella stessa spiritualità che, nella tradizione cinematografica e culturale russa (pensiamo solo ai film di Tarkovskij), diviene dapprima melodia poetica, infine melodia della coscienza e fonte di ricerca di verità profonde : una melodia simile al cinguettare dell’ uccellino intrappolato nella palestra, per citare uno dei simbolismi presenti nell’opera. La libertà di cui parla Mikhalkov  non risiede nel giudizio morale, così facile a scivolare nel pregiudizio, risiede nell’etica del dubbio, nella libertà del potere riflessivo e nella consapevolezza che la verità su noi stessi e gli altri è sempre in divenire, mai un dato certo. Rendere liberi gli altri significa lasciare, a loro e a noi stessi, la possibilità di scegliere, scegliere anche di sbagliare. La compassione di cui si parla nel film, è intesa nel senso etimologico del termine ‘cum-patire’, soffrire insieme, ed è lo strumento regio dello specialista nel avvicinare la sofferenza del paziente. La compassione dello psicoanalista, la sua etica, non è data, non è una dote superiore – come purtroppo crede qualche collega così a suo agio nella posizione del “padrone” – ma è frutto di un lavoro svolto, durante la propria “formazione permanente”, con specialisti più esperti e con i colleghi. Un lavoro analitico svolto su di sé, che permette di avvicinare la sofferenza del paziente e condividerla, per compassione; lavoro che fornisce una bussola nel rapportarsi alla sofferenza dell’altro, lavoro senza il quale la mera ortodossia tecnica e teorica è nulla. E’ interessante notare come, anche in 12, gli episodi esperienziali di ogni singolo giurato sono quelli che lo definiscono e gli forniscono una bussola nel rapporto con l’altro. Forse non è un caso che il taxista, il giurato più razzista, più difeso, ha un vissuto doloroso rimosso, con cui riuscirà ad entrare in contatto solo nella intensa scena finale, grazie al lavoro emozionale svolto precedentemente in gruppo. La ricostruzione dei giurati della verità processuale, attraverso la rappresentazione teatrale, è equivalente a ciò che avviene nello psicodramma analitico attraverso il “gioco”: lo scopo di questo gioco è quello di ricercare la verità personale di ogni singolo paziente. Così come nel film, nel gruppo terapeutico, questa verità viene svelata attraverso il vissuto emotivo: vi è una rappresentazione di un fatto, lo si interpreta attraverso la finzione scenica, ma l’emozione che si vive è vera e intensa, così come si osserva nei giochi messi in scena nel film, dove alcuni fanno vivere la propria questione emotiva all’altro. Questione altamente drammatica nel caso del giurato razzista. E quando il presidente della giuria svelerà il suo ruolo, ogni giurato si sarà in parte appropriato dei propri aspetti emotivi più fragili, del proprio “essere male” interiore, “malessere” fino ad allora rifiutato e posto nel ragazzo ceceno. La crescita personale dipenda sempre dal confronto con l’altro  attraverso il legame sociale. Se è vero che “le cose vanno sempre così” come amaramente afferma il presidente della giuria alla fine del film, è anche vero che una maggiore coscienza permette cambiamenti soggettivi, che possono influenzare terapeuticamente gli altri. Nel caso dei protagonisti del film una maggiore consapevolezza permette l’incontro tra chi un figlio non l’aveva e un giovane reietto, orfano del mondo. In un gruppo di psicodramma, una maggiore integrazione tra vissuti emotivi conflittuali, permette l’autonomia da condizionamenti familiari e sociali. Condizionamenti interiori, che umiliano e tengono segregata la nostra soggettività.

Maurizio Cottone – Didatta SIPsA-COIRAG-IAGP